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Io e i nonni 2011-2012

Progetto di Educazione alla Cittadinanza "Io e i nonni", in collaborazione con gli anziani ospiti della Casa di Riposo di Ponte San Pietro

La scuola primaria del Villaggio Santa Maria di Ponte San Pietro realizza già da nove anni il progetto di Educazione alla Cittadinanza "Io e i nonni", in collaborazione con gli anziani ospiti della Casa di Riposo di Ponte San Pietro.

Periodicamente durante l'anno si svolgono numerose attività che coinvolgono nonni e bambini, toccando temi inerenti al programma scolastico. Quest'anno i nonni e gli alunni della classe quinte affrontano diversi argomenti interessanti, legati al programma didattico di storia e geografia.

I diciotto bambini che formano la classe sono per la metà di origine italiana e per metà di varie nazionalità: Grecia, Albania, Romania, Marocco, Senegal, Congo e Ghana... una vera fucina di etnie, capaci di mettere in campo esperienze, sensazioni ed emozioni davvero uniche!

Festa dell'uva (2 ottobre 2011)Attraverso varie attività divertenti ed istruttive, quali i laboratori teatrali, espressivi e musicali, la lettura di fiabe tradizionali, il gioco della tombola geografica e la realizzazione di giochi logici, bambini e nonni attraversano il mondo di scoperta in scoperta.

Festa dell’uva (2 ottobre 2011)

Durante questa tradizionale festa, gli alunni hanno recitato la poesia “Ottobrata” di Gabriele D’Annunzio.

Inoltre hanno cantato con i nonni alcune simpatiche canzoni.

Laboratorio stIntervista ai nonniorico (24 ottobre 2011)

Nell’incontro gli scolari hanno intervistato i nonni per conoscere le esperienze vissute  durante la seconda guerra mondiale.

Dalle preziose testimonianze degli anziani ospiti, i bambini hanno tratto riflessioni e pensieri che hanno letto in occasione della cerimonia commemorativa del 4 novembre, tenutasi in piazza della Libertà a Ponte San Pietro, davanti alle autorità ed alle altre classi quinte di Ponte.

La parola ai nonni

Oggi noi ragazzi della quinta elementare del Villaggio partecipiamo alla commemorazione del 4 novembre in ricordo dei caduti di tutte le guerre.

Lo facciamo insieme ai nonni della Casa di riposo di Ponte San Pietro che sono qui, vicino a noi. Infatti li abbiamo intervistati per ascoltare le loro testimonianze e le loro riflessioni sul tema delicato ed attuale della pace. Ascoltiamo la loro voce.

  • Angelo: Mi hanno mandato in Corsica come soldato. Siamo andati ad invadere la Corsica , ma quando è tornato il Presidente De Gaulle, noi abbiamo immediatamente abbassato le armi: non volevamo passare come eroi e farci uccidere.
    Noi soldati italiani abbiamo subito fatto amicizia con gli altri soldati del luogo. In guerra possono nascere le amicizie
  • Giuseppina: Lavoravo in filanda a Carvico. Non avevamo da mangiare, nemmeno le patate. Il mio fidanzato era un giovane soldato: mentre si stava spostando in treno, fu catturato dai tedeschi e portato in Germania in un campo di concentramento con gli ebrei. Per sopravvivere mangiava bucce di patate ammuffite. Ci si scriveva delle lettere ma non sempre giungevano a destinazione. I miei fratelli invece erano stati mandati in Russia a guerreggiare, ma si sono trovati bene. Infatti hanno conosciuto dei contadini russi ed insieme a loro lavoravano la terra. In guerra si creano legami di solidarietà
  • Colomba: Mi trovavo a Schilpario. Noi avevamo farina e galline: perciò avevamo da mangiare e potevamo anche aiutare le altre famiglie. Mio padre ci costruiva degli zoccoli di legno con i chiodi per non cadere nella neve. In guerra ci si adatta e si risolvono i problemi quotidiani con il poco che c’è
  • Lucia: A scuola si faceva il saluto fascista ed i maestri contraccambiavano. Anche se non si aveva voglia, bisognava farsela venire. Anche la tessera era obbligatoria per avere qualsiasi lavoro, materiale e cibo. In guerra manca la libertà
  • Evelyn: Ero crocerossina direttamente sul campo di battaglia e ho visto tante uccisioni. Impressionava il fatto che i “quasi morti” venivano spogliati dei loro averi dai loro commilitoni. La guerra cambia l’uomo che diventa quasi una bestia. Organizzavamo delle feste per i soldati che ballavano e chiacchieravano con noi crocerossine. Il giorno dopo andavano in guerra e spesso tornavano a pezzi. La guerra può cambiare le persone, facendole diventare delle bestie
  • Palmina: Avevo due fratelli: uno in Russia e l’altro in Italia. Sono tornati entrambi. Mi ricordo di molti sacerdoti che hanno preso tante botte perché nascondevano gli ebrei. In guerra si paga con la vita la propria testimonianza
  • Caterina: Mio marito Pietro si trovava in Albania. Mi ricordo una gran fame: nonostante ciò sono riuscita ad allattare i miei figli. Andavo a prendere il pane con la tessera per far la panada. In Albania, Pietro è stato ferito e portato in ospedale. Poi lo hanno rispedito in Germania. È scappato e ritornato a casa due volte. In guerra si soffre anche la solitudine
  • Giuseppe: L’8 marzo 1943 i tedeschi mi hanno catturato e spedito in Germania in un campo di concentramento. Con me c’erano cinque compagni di Bergamo. Prepararono la fuga e volevano che andassi con loro, ma io continuavo a rispondere: “Qui mi hanno portato, qui morirò”. Al Brennero sono stati catturati, li hanno obbligati a scavare una buca e li hanno fucilati davanti a tutti. In guerra si perdono gli amici
  • Rosa: Si andava a letto con il fagotto del cibo ed al primo fischio di sirena, si scendeva in cantina, sistemati con le coperte. Vendevano la farina mescolata con la polvere di marmo, così pesava di più, ma non si digeriva. In guerra si vive con la paura e con la fame
  • Maria: Un giorno i tedeschi arrivarono a casa mia e la requisirono. Abbiamo dovuto obbedire, altrimenti… In guerra si perdono i propri diritti
  • Gemma: Ero andata di notte, di nascosto, a prendere le patate. Al buio, al ritorno, dovevo portare tanto peso ma avevo paura di incontrare qualcuno. Ad un certo punto ho visto due ombre arrivare verso di me: ero terrorizzata, perché pensavo fossero due mascalzoni. Invece erano i miei genitori che mi venivano incontro. In guerra si riscoprono gli affetti

Queste parole dei nonni sono un’importante testimonianza del nostro passato, di quando nel nostro Paese mancava tutto. Abbiamo capito però che anche in mezzo a tanta fame, violenza e disperazione, i nonni si aiutavano, si facevano nuovi amici, capivano il valore dei piccoli gesti di tutti i giorni.

Anche noi quindi abbiamo imparato che il dialogo è il mezzo migliore per risolvere piccoli e grandi contrasti, nella continua ricerca di ciò che ci unisce. In questo modo possiamo ritrovare le ragioni della speranza e dell’orgoglio di essere cittadini italiani.

Laboratorio geografico (14 novembre 2011)Laboratorio geografico (14 novembre 2011)

I nonni ed i ragazzi hanno giocato insieme, divertendosi con una tombola davvero speciale dove, invece dei numeri, si trattava di posizionare sulle cartelle i nomi delle città e dei paesi d’Italia.

Sono state premiate le cinquine e le tombole soltanto dopo aver risposto a domande, preparate in precedenza dagli alunni stessi, di cultura generale sempre sul tema Italia.

Laboratorio espressivo (23 gennaio e 27 febbraio 2012)

Durante questi laboratori i nonni ed i ragazzi hanno rappresentato su cartelloni alcune regioni italiane, promuovendone le bellezze artistiche, culturali e geografiche, utilizzando il linguaggio colorito della pubblicità per creare immagini vivaci e di richiamo.

Laboratorio enigmistico (23 aprile 2012)

Durante questo laboratorio i nonni ed i ragazzi hanno risolto insieme alcuni maxi cruciverba, preparati dai bambini stessi sempre sul tema delle regioni italiane e delle bellezze artistiche e geografiche. I nonni hanno poi ricevuto in dono dai bambini un libro, scritto da loro stessi, contenente una serie di animali "umanizzati" da indovinare attraverso piccoli enigmi sull'aspetto e il comportamento.

Guarda la galleria delle fotografie dei laboratori.

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